Tom Kobel

Tom Kobel
21.12.2021

La vaccinazione anti-COVID continua a essere oggetto di intenso dibattito non solo in ambito di prevenzione delle infezioni, ma anche come possibile opzione terapeutica in caso di Long COVID. Dalla nostra ultima intervista dedicata all’argomento sono passati sei mesi. È quindi tempo di un aggiornamento: quali novità arrivano dal mondo della ricerca?

Jan Fehr, le vaccinazioni contro il COVID possono avere anche effetti terapeutici per chi è affetto da Long COVID. Ora sappiamo meglio se e quando la vaccinazione può essere di aiuto?

Esiste un nuovo studio francese, condotto su quasi mille pazienti COVID, di cui 455 sono stati vaccinati, mentre un gruppo di controllo di 455 soggetti non ha ricevuto la vaccinazione. Dopo quattro mesi, in media i vaccinati mostravano sintomi ridotti rispetto ai non vaccinati. Tra i vaccinati, il tasso di guarigione completa era addirittura doppio in confronto ai non vaccinati. Pertanto, è possibile che l’ipotesi di un effetto terapeutico della vaccinazione sia fondata.

“In linea di massima, in base ai dati finora disponibili, la vaccinazione è sicura anche per chi soffre di Long COVID”.

Tuttavia, la vaccinazione non ha aiutato proprio tutti: circa il 5 % ha manifestato effetti indesiderati e più o meno il 3 % ha avuto una ricaduta. Sappiamo già chi può trarre beneficio dal vaccino e chi no?

No, non siamo ancora in grado di dire nulla in merito. Naturalmente, ci interesserebbe molto saperlo. Tuttavia, gli studi disponibili sono ancora troppo grossolani e limitati per consentirci di scoprire chi trarrebbe maggiore beneficio dalla vaccinazione. Lo studio francese non è ancora verificato. Tuttavia, sulla base dei dati finora disponibili, la vaccinazione è considerata generalmente sicura anche per chi è affetto da Long COVID.

I miglioramenti ottenuti con la vaccinazione sono duraturi? Permangono anche nel lungo termine?

Anche in questo caso non possiamo fare affermazioni certe. Sicuramente il vaccino non è una panacea per tutti. Altri gruppi di ricerca stanno analizzando questo aspetto, ma ci vuole tempo. I dati di qualità si fondano sulla precisione e non si ottengono dall’oggi al domani. So che può essere frustrante, ma occorre avere pazienza. Per essere affidabile, la scienza richiede tempo e fatica.

Informazioni personali

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Jan Fehr (48) è professore di Salute e Viaggi all’Università di Zurigo. Specialista in Malattie infettive e Medicina Interna generale, dirige il dipartimento di Salute pubblica e globale, cui fa capo anche il centro di vaccinazione di referenza del Cantone di Zurigo.

Nel frattempo, lo studio dell’Università di Yale della professoressa Iwasaki ha dato dei risultati?

Anche questo studio è ancora in corso. I primi risultati della fase pilota sono attesi con l’anno nuovo, quando è previsto anche l’avvio di una ricerca più ampia. Questo dimostra che nemmeno le università più blasonate del mondo possono materializzare esiti concreti nel giro di poche settimane. Serve pazienza, più ancora di quanto immaginassi io stesso in primavera.

Passiamo alle questioni pratiche: quanto occorre attendere prima di vaccinarsi dopo un’infezione?

Attualmente si raccomanda di vaccinarsi trascorsi tre mesi dall’infezione e con una sola dose. Chi crede nell’utilità di una seconda dose, deve parlarne con il proprio medico.

Che ruolo ha il tipo di vaccino?

Nello studio francese, la maggior parte dei soggetti ha ricevuto il vaccino Pfizer, contro una minoranza esigua vaccinata con Moderna. Tuttavia, finora non disponiamo di studi specifici che analizzino e confrontino i vari sieri dal punto di vista dell’effetto sul Long COVID.

Le persone affette dovrebbero fare la dose di richiamo (booster)?

Sì. Fondamentalmente, si dovrebbe fare la dose di richiamo (booster), soprattutto in vista di possibili reinfezioni con Omicron. Tuttavia, ciò che si applica in generale potrebbe non essere appropriato in un singolo caso. In caso di dubbio, è necessario discutere la decisione con uno specialista.

Jan Fehr

Come vanno valutati i casi di ricaduta riportati dagli interessati in seguito alla vaccinazione?

Non posso escludere che questi casi si verifichino e ritengo che vadano sempre presi sul serio. Perché succede qualcosa nel sistema immunitario... E noi vogliamo che succeda! E come in un mixer: bisogna trovare il giusto equilibrio. Al momento non disponiamo ancora della precisione necessaria con cui effettuare le varie regolazioni a seconda del soggetto. Tuttavia, stando allo studio francese, le ricadute sono relativamente rare.

Per quanto riguarda la situazione poco chiara delle ricerche: cosa consiglia a chi è indeciso sulla vaccinazione?

A questo proposito consiglio lo “shared decision making”, ovvero di decidere con l’aiuto del proprio medico. Non è possibile garantire né un effetto positivo né l’assenza totale di qualsiasi rischio, perché ogni persona ha la sua storia. Si tratta di una scelta assolutamente personale, da compiere dopo essersi informati adeguatamente, mantenendo un’aspettativa realistica degli effetti possibili o improbabili. Si tratta sempre di valutare i pro e i contro.

Al contrario, chi non si vaccina aumenta il rischio di infettarsi di nuovo.

Sì, questo lo sappiamo, l’immunità contro la reinfezione cala con il tempo. Una reinfezione potrebbe anche annullare un processo di guarigione in corso. Tuttavia, non sappiamo se per chi è affetto da Long COVID la nuova infezione sarebbe più grave che per i soggetti guariti.

Parlare di Long COVID nel Forum di Altea

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Altea ha aperto un Forum per lo scambio diretto sul tema del Long COVID. Si rivolge alle persone affette da Long COVID, alla loro cerchia di familiari e amici, ai medici, ai ricercatori, terapisti e ad altre parti interessate.

Le discussioni si trovano in un'area protetta per i membri, a cui si può accedere dopo aver creato un profilo. Può discutere, ad esempio, dei cambiamenti di gusto e olfatto, di Long COVID nei bambini o di consigli contro la mancanza di respiro. Suggerimenti per ulteriori argomenti di discussione sono benvenuti. Acceda ora o crei un profilo »

La vaccinazione previene il Long COVID in caso di infezione post-vaccinazione, se non si è stati infettati prima?

La vaccinazione non protegge completamente, ma da un lato, il rischio di contrarre l’infezione è significativamente più basso dopo la vaccinazione. In secondo luogo, se malgrado tutto si contrae il virus, il rischio di soffrire di Long COVID è la metà di quello di una persona infetta non vaccinata: è ciò che mostra uno studio inglese.

Alcune supposizioni indicano tuttavia che la vaccinazione potrebbe essere all’origine del Long COVID. Cosa ne pensa?

Ad oggi sono state inoculate 8 milioni di dosi di vaccino. Non sono a conoscenza di un fenomeno paragonabile al Long COVID con una prevalenza così alta. Per me è anche difficile da immaginare, quando penso alla patogenesi, cioè a cosa potrebbe scatenare una malattia.

Che cosa intende?

Il vaccino mRNA è molto preciso. È come una procedura chirurgica che inganna il corpo facendogli produrre gli anticorpi che vuole. Tuttavia, non si produce il quadro clinico completo, né una malattia sistemica in cui possono essere coinvolti tutti gli organi e i vasi sanguigni. Questo è esattamente ciò che vogliamo evitare con la vaccinazione.

Quindi può escluderlo?

Non voglio dire che non sia possibile. In ogni caso, è importante prendere sul serio questi pazienti, ascoltare e guardare con attenzione. Hanno qualcosa, anche se potrebbe non essere Long COVID nel vero senso della parola e non possiamo ancora identificarlo con i metodi odierni.